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08/10/2013, 12:53

yoga, bambini



Insegnare-yoga-ai-bambini:-quale-etica?-di-Simona-Mocci


 pubblicato sulla rivista "percorsi yoga" dal titolo "i bambini e lo yoga"



La richiesta di una pratica di yoga per bambini è attualmente molto diffusa. Non solo nei centri yoga, ma anche presso istituzioni scolastiche ed educative.
 Come insegnanti di yoga siamo chiamati a "erogarla" nella consapevolezza di quelle che sono le motivazioni alla base della richiesta, degli obiettivi che ci proponiamo e dell’idea che abbiamo del mondo dell’infanzia.

Il genitore, spesso, conoscendo la disciplina si reca con il figlio al centro yoga perché pensa che la pratica presenti aspetti validi e costruttivi; a volte l’adulto attua una richiesta su specifici obiettivi attesi (problematiche fisiche, calmare il bambino ecc.); ma altre volte può essere spinto da una semplice curiosità per un’attività che va di moda. Anche da parte delle istituzioni, scuole o centri educativi propriamente detti, la domanda può essere davvero variegata: talvolta si riconosce il valore educativo di aspetti disciplinari tipici della pratica, oppure si ipotizzano ricadute sulla didattica tradizionale di tecniche psicocorporee o, infine, si cerca semplicemente di rendere più accattivante la progettualità proposta alla propria utenza.
Ma anche noi insegnanti di yoga abbiamo nostre particolari visioni soggettive di che cosa significhi una pratica yoga con i bambini: su questo è fondamentale riflettere. A seconda dell’idea che ci siamo formati sul mondo dell’infanzia, avremo differenti visioni di quella che è la proposta e delle sue implicazioni nei rapporti con l’utenza.Infatti, è importante sottolineare che non esiste una linea unica. in particolare, nelle molteplici proposte che si rivolgono all’infanzia da ambienti che in qualche modo si richiamano allo yoga, esistono alcune idee ricorrenti: la tradizione che vede il bambino come essere naturalmente meditante; la tradizione che mira a incontrare l’occidente su piani che l’occidente stesso sia in grado di riconoscere (ad esempio satyananda e il rapporto da lui auspicato tra yoga, scienza e pedagogia); l’incontro con la contemporaneità e i contatti tra lo yoga e varie tecniche espressive (la pratica come gioco, utilizzo di mandala, l’ibridazione con prassi provenienti da altre discipline). 
Tutti gli approcci sono egualmente accettabili nella misura in cui corrispondono allo scopo che ci prefiggiamo durante la pratica e al nostro stile personale.
Una riflessione sulla professione un aspetto della riflessione da cui però non si può prescindere sta nell’esigenza, per chi lavora con soggetti in età evolutiva e con le loro famiglie, di interrogarsi su quelli che sono gli aspetti etici della propria specifica attività educativa. Questo non soltanto in astratto, ma anche in riferimento al tema dell’etica delle professioni, che in questi ultimi anni è emerso con sempre maggior vigore.
 Nell’etica delle professioni vi è uno sforzo, in costante divenire, da parte delle categorie professionali, proteso a delineare i diritti e i doveri, le modalità comunicative e comportamentali che consapevolmente regolano l’esercizio di una professione.In particolare, con la legge 14 gennaio 2013, n. 4, g.U. n. 22 del 26.01.2013 che disciplina le professioni non organizzate in ordini o collegi, "l’osservanza dei principi deontologici" (art. 2 comma 2) non risulta più una libera opzione personale, ma un dovere per le categorie in questione, compresa quella dell’insegnante di yoga.
Parlando di soggetti in età evolutiva, non possiamo non pensare alla funzione-chiave che un insegnante svolge: quella di educatore. Si definisce, infatti, educatore colui che realizza un’azione educativa ovvero che contribuisce alla crescita umana della persona. Tale azione può essere esercitataò sia attraverso rapporti spontanei, generalmente familiari, sia attraverso interventi speciali legati a una funzione professionale.Risulta quindi importante, per chi insegna yoga ai bambini, fissare ed esplicitare la propria etica. Un’etica che nasce dal proprio mondo d’azione e non dall’esterno. Un’etica che si costruisce dall’esperienza formativa e da quei saperi che sono tipici della disciplina. Un’etica che delinei il suo profilo, lo fissi in norme e regole, dia corpo a un codice capace di sorreggere e orientare tuttòo il lavoro dell’insegnante di yoga. I capisaldi dell’etica: impegno e comunicazione È dalle caratteristiche della prassi quotidiana, nel contatto con le famiglie e i bambini, che possiamo ricavare alcuni spunti per quanto riguarda la nostra riflessione. sviluppando alcune annotazioni di Franco Cambi, possiamo dire che l’insegnante di yoga, come educatore, trasmette saperi e cultura, ma anche orienta, guida, sostiene i suoi piccoli allievi; inoltre opera all’interno di un contesto specifico (un centro yoga, un ambiente educativo, o una classe scolastica); inoltre progetta consapevolmente il proprio lavoro, costruendo itinerari pratici, didattici e formativi.Tutto ciò andrà a orientare gli stili etici o i modelli a cui esso si ispira. Nasce così, a fianco dell’etica della responsabilità di cui parlava Max Weber, un’etica dell’impegno, di chi si assume un compito importante, educare, e lo esplicita attraverso il proprio agire, partecipa a un processo che lo coinvolge e va oltre la sua persona perché comprende anche l’esperienza dell’allievo e delle famiglie.
 L’impegno si esplicita attraverso la comprensione delle differenze (anagrafiche, culturali ecc.) e la coerenza col proprio progetto anche se costantemente in itinere. Infine c’è l’etica della comunicazione, relativa all’ascolto e al dialogo. 
Una dimensione tipica dell’insegnamento, spesso giocato sul confronto e sulla relazione. L’etica dell’insegnante si colloca tra responsabilità, impegno e comunicazione. Nella pratica... Lasciando il terreno squisitamente teorico e scendendo in una dimensione maggiormente operativa, il problema che si pone è come fissare un codice deontologico, che funga da promemoria e da orientatore. Proviamo in questa sede, nella consapevolezza dell’esistenza di un codice in seno alla YANI che regolamenta i rapporti tra gli insegnanti aderenti e l’utenza, a riflettere sulle speciali esigenze deontologiche poste dall’insegnamento con i bambini.
 • Insegnare con autenticità, senza aderire a dogmi o schemi rigidi, nel rispetto delle potenzialità e della libertà d’espressione dei propri allievi, fornendo loro strumenti per "darsi forma".
• Comprendere e rispettare, per quanto possibile, la specificità (culturale, sociale e via di questo passo) degli allievi e delle loro famiglie, per meglio sostenerli e comprenderli nel loro percorso.
• Rispettare la centralità del dialogo come valore nella consapevolezza che esso contribuisce alla reciproca comprensione e alla creazione di una comunicazione empatica
.• Farsi "ponte" tra diverse culture e tradizioni portando comprensione e compenetrazione nel rispetto della cultura d’origine degli allievi e delle loro famiglie.

 Come già dichiarato, questo non vuol essere un vero e proprio codice, ma una serie di spunti di riflessione che mi sembra non sia possibile eludere nella propria prassi quotidiana quando si tratta di bambini e famiglie.


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